Oggi è iniziata proprio bene,
ho canticchiato per tutti gli 8 km che separano casa mia dalla pizzeria, succede sempre così il giovedì mattina, merito della yoga + cena veggy a casa Taci della sera prima.
Sono arrivato con venti minuti di anticipo, mi sono fatto un bel caffè, bello ristretto,ho ascoltato l’improbabile storia del giorno del nonno, ovvero di quanto era in macchina da giovane e non si sa come si è cagato addosso…il finale ve lo risparmio..,ma è interessante e profetica questa frase “vedi caro Giorgio, nella vita puù succedere di tutto, solo ai morti non succede niente!”.
Alle 8.30 puntuale ho iniziato a preparare le palle della pizza.In 40 minuti, con ben 5 minuti di anticipo ho finito il primo contenitore, sempre canticchiando ho iniziato a stiare la pasta nelle teglie. Ero felice, forse troppo felice, e senza capire come, il mio caro dito mignolo della mano destra si è conficcato nella pressa della pasta, una pressa bastarda, che schiaccia la pasta dentro due rulli e la fa diventare una bella sfoglia. Un dolore atroce, non so come sono riuscito a spegnere la macchiana, ma il mio mignolo, è rimasto conficcato nella macchina fino a metà . Ho iniziato ad urlare e chiedere aiuto,purtroppo in italiano, e nessuno mi capiva. Poi è arrivato il nonno, abbiamo provato ad aprire i rulli ma niente da fare, il dito non usciva. Io urlavo disperato vedevo il dito metà sopra la pressa e l’altra metà sotto.Abbiamo provato a sforzare con un cacciavite, e finalmente, ma non so come,forse un miracolo, il mignolo è uscito dalla pressa.
All’inzio sembrava piatto, come una pizza, ma in un paio di minuti ha ripreso la sua forma ed ho iniziato a muoverlo. Niente di rotto, menomale.
Poi è iniziato un sinpatico teatrino. Il nonno ha iniziato a telefonare a casa di tutti i figli ed i nipoti, dicendo di precipitarsi in pizzeria. Era rosso paonazzo in faccia ed ho temuto che avesse un attacco di cuore. Le donne che lavoravano in cucina non la finivano di piangere e pregare, il ragazzo della ditta della frutta e verdura che aveva procurato il cacciavite era contento, ma non troppo visto che il cacciavite era ormai storto, il corriere DHL che consegnava qualcosa aveva un pò di fretta e mi ha offerto una barretta di cereali. Tutti urlavano e ringraziavano il Signore.
Io ero contento di vedere il mio dito, tutto intero anche se iniziava a prendere un certo colorito blu. Dopo aver rassicurato tutti, dopo che tutti si sono calmati un pochino, ho chiesto di andare al pronto soccorso, giusto per sicurezza e per avere una bella benda.
Il nonno ci ha pensato un pò, ma poi per evitare casini (come la maggior parte delle persone anche io lavoro in nero…) ha quindi incaricato il figlio di portarmi dal medico di famiglia, una cosa molto mafiosa, o un pò come se mi avessero sparato durante una rapina..
Sulla porta della casa del medico (che si trova dall’altra parte di Melbourne) c’era un simpatico cartello (in italiano..) che avvisava che il medico era in ferie (per 2 mesi…). Ci fermiamo quindi davanti alla casa di un altro medico, un vecchietto vestito da esploratore della giungla, che senza fare troppe domande,ma dopo molte, troppe simpatiche battute mi guarda il dito e poi mi fa una bella fasciatura e già che c’è mi fa una bella siringa di antitetano o antitetanica (non mi ricordo bene). Tornato in pizzeria ho preso la mia roba sono tornato a casa in bicicletta.
Ora sono qui con questo ditone, che mi fa parecchio male. Nella sfiga mi ritengo fortunato,molto fortunato. Ora sto a casa per un pò di giorni. Ma a dir la verità non so se ho ancora voglia di tornare in pizzeria,solo a pensarci o a scrivere questo post mi vien male, ed ora ho
paura di addormentarmi e sognare sta pressssa.
Forse è banale e scontato, ma ora mi manca molto casa mia, la mia famiglia ed i miei amicici.
A presto, domani è un altro giorno.